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Nella sezione Materiali, è stata arricchita di nuovi contenuti la pagina I barbari, che accoglieva già una riduzione del testo a cura del sito.

29/8/10

 

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 City di Baricco - Un libro e i suoi dintorni

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Un libro come una città e dintorni 


 

 

Questo libro è costruito come una città, come l’idea di una città.

 

 

Pensavo a quando vai in una città, e poi quando torni ti chiedono se l’hai vista, quella città, e tu dici di sì, ma è evidente che non l’hai vista, veramente, ne hai viste porzioni irregolari e casuali, ma dici che sì, l’hai vista City. Volevo scrivere un libro che si muovesse come uno che si perde in una città.

 

Questo sito nasce dalla confluenza su City di Baricco di un duplice interesse: approfondire la lettura di un testo e sperimentare uno strumento di studio dei testi. Da una parte c’è la spinta a ripercorrere i sentieri di City con un lavoro che si confronti con la complessità delle sue architetture interne. Dall’altra parte c’è la spinta a sperimentare, con un lavoro applicativo, le teorie sull’impatto dell’ipertestualità elettronica in campo letterario Il dibattito sull'Ipertestualità in campo letterario.

City è un testo volutamente ostico, strutturato in modo da creare difficoltà al lettore. È Baricco stesso, in chat nel 2002 Chat su Senza sangue - sito Rizzoli - 28 agosto 2002, ad affermare :  «è un libro pieno di strappi, di tappe nel nulla, di falsi sentieri, cose così (che a me piacciono molto, ai lettori meno»  e, ancora in chat nel  2003 Chat Senza sangue un anno dopo - sito Rizzoli - 13 ottobte 2003, a ribadire:  «è scomodo. Ti costringe a stare sveglio tutto il tempo. Ti costringe a fare strani giri. Non tutti gradiscono» .

L’intento dichiarato della scrittura di Baricco è riuscire a rendere una qualche autenticità, prendendo la realtà alle spalle e lasciando affiorare la percezione dell’autentico dai mondi dell’immaginario condiviso. È in essi infatti che, secondo Baricco, va ad annidarsi la segnaletica delle emozioni, mentre nel mondo reale si gioca di abilità il duello dell’esistenza.

La realtà che Baricco prende alle spalle con City è il mondo esploso e replicante del presente. È una realtà finemente frammentata e dispersa, come polvere nel vento, davanti agli occhi del lettore, allo scopo di disorientarlo e renderlo più debole nel percorrere il testo. Passo dopo passo, il lettore è costretto a perdersi e a vagare, in un labirinto di specchi deformanti, tra i riflessi incrociati dei mondi della rêverie dei personaggi e dei propri, ma anche tra i riflessi incrociati delle forme della narrazione e dei contenuti di essa. 

Tuttavia, è proprio l’attraversamento, faticoso, dell’esperienza dello smarrimento a far sì che le immagini e le atmosfere evocate dalla scrittura di Baricco catalizzino, nella percezione del lettore, emozioni immediatamente riconoscibili, e pertanto salvifiche, per il suo sguardo disorientato. Si tratta di bagliori epifanici di autentico che filtrano dalla metropoli sotterranea di esperienze, memorie e immaginario comuni, e affiorano attraverso le feritoie, altrimenti impercettibili, che la narrazione apre sulla superficie, di per sé insignificante, del reale.

Lo smarrimento tra gli specchi della scrittura di Baricco e il bisogno, da lettore disincantato, di provare a disegnarne una mappa conducono così, per una via, a questo lavoro. City tuttavia non si lascia ridurre a un disegno ancorato a coordinate e punti di riferimento fissi. Ogni tentativo di isolare percorsi definiti su una ipotetica mappa finisce col modificare la mappa stessa. C’è una sorta di principio di indeterminazione che fa dell’esperienza di lettura di City una parte integrante della ricostruzione del senso del testo. In questi termini, risulta illusoria ogni idea di mappa che non sia un patchwork di «porzioni irregolari e casuali» cucite insieme da fili che si muovono sul lavoro «come uno che si perde in una città». È, semmai, nell’irriducibile ricentrabilità dei percorsi che si dispiega il senso (e viene reso l’incanto al lettore) di un libro costruito come una città impossibile, piuttosto che in uno scioglimento finale che sigilli il compimento di un percorso forzatamente lineare all'interno di una mappa definitivamente data.

Lo strumento scelto per questo lavoro di rilettura è allora quello di un saggio ipertestuale che possa dare conto della reticolarità e della ricentrabilità dei percorsi interni al testo, ma che consenta anche di  tracciare percorsi peculiarmente ipertestuali nei dintorni di City: apparato paratestuale, terreno di coltura in precedenti opere, panorama culturale, vitalità degli echi del testo in opere successive, ricezione di critica e pubblico.

Malgrado la vivacità, negli anni Novanta, del dibattito sull’ipertestualità tra gli studiosi di differenti discipline umanistiche , le realizzazioni applicative, sia nel campo della hyperfiction elettronica, sia in quello della saggistica ipertestuale, non hanno sortito significativi risultati e il dibattito teorico si è presto arenato, superato dalla realtà di fatto dell’esplosione del Web che, per sua natura, vanifica ogni tentativo di compiuta e definitiva teorizzazione.

I risultati probabilmente più interessanti dell’ipertestualità in campo letterario emergono piuttosto  come effetti di ritorno delle logiche ipertestuali sulle forme narrative del presente, intese tuttavia in senso più ampio rispetto all’orizzonte circoscritto del romanzo.

Baricco, ne I barbari Baricco – I barbari. Saggio sulla mutazione – La biblioteca di Repubblica – 2006, parla di una vera e propria mutazione culturale che coinvolge anche il mondo dei libri e individua il “trailer” di tale mutazione nel principio attorno a cui è stato costruito Google: «l’idea che le traiettorie suggerite da milioni di links avrebbero scavato i sentieri guida del sapere». Anche il libro diventa allora per Baricco «nodo passante di sequenze originate altrove e destinate altrove. Una specie di trasmettitore nervoso, che fa transitare senso da zone limitrofe, collaborando a costruire sequenze di esperienza trasversali».

In quest’ottica, l’esperimento che questo lavoro tenta, arrivando a City per l’altra via, è quello di costruire uno strumento di studio che aderisca al suo oggetto seguendone le forme e le traiettorie e che consenta di cogliere, con un approccio dinamico e aperto a più voci e punti di vista, un tratto sufficientemente ampio della sequenza, originata e destinata altrove, lungo la quale il testo si colloca.

 

Il resto è tempo che passa, voglia di vagabondare e bisogno di guardare.

 

Baricco afferma di avere viaggiato per tre anni in City e invita il lettore, se vorrà, a rifare la sua strada. Si chiede, però, se davvero si possa viaggiare nel viaggio di un altro.

A Kublai Kan, imperatore di città invisibili, che domanda se, tornato a ponente, racconterà alla sua gente gli stessi racconti, Marco Polo, viaggiatore di città invisibili, risponde : «chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio» Calvino - Le città invisibili - Einaudi - 1972 (passo citato).

Dentro ogni viaggio ci sono tanti viaggi e ci sono racconti di viaggio per ogni orecchio e, dentro ogni città in cui viaggiamo, si moltiplicano le nostre città  invisibili.

Questo sito è l’approdo di un lungo viaggio, dentro e intorno a City. Non aspira a raccontare il viaggio di Baricco, di per sé insondabile come ogni viaggio di ogni autore nell’intimo del proprio testo, e neanche a raccontare delle città invisibili incontrate, nelle derive del lungo viaggio da lettore, tra gli specchi del testo. Si propone piuttosto come punto di convergenza di diversi possibili viaggi.

Racconta di un viaggio, all’interno di City, orientato dalla costante verifica dell’aderenza delle proprie rotte a percorsi che il testo giustifichi, sia in relazione alla sua coerenza interna, sia in relazione alle coordinate della poetica di Baricco.

Offre la possibilità di viaggi attraverso City, nei suoi dintorni, e nelle sue zone di espansione.

In ogni caso, al centro del sito è posto il testo, come fulcro dei diversi materiali che ruotano intorno ad esso e come nodo passante delle traiettorie, originate e dirette altrove, che lo attraversano.

 

Maria Teresa Di Pace

 
 
 
 

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